Peccato Originale
Teogonia III : la nascita degli dèi
Miti Antichi, News

Teogonia III : la nascita degli dèi

Le divinità sumere e il signore della terra Adam

In questa terza e ultima parte prenderemo in considerazione la civiltà sumera, il cui popolo abitò le terre dell’odierno Iraq sud-orientale; i quali vi si stanziarono intorno al 4000 a.C. La cosmogonia e la teogonia sumera è la più antica tra i popoli mesopotamici. Il loro mito viene ripreso dagli Accadi e dai Babilonesi, ma con varianti sia a livello narrativo che di genealogia. Noi prenderemo in esame i Sumeri in quanto è l’origine più antica dei miti mesopotamici. Come nel precedente capitolo, Urano il primo figlio di Dio, vedremo che la Teogonia sumera si spinge oltre il mito greco, offrendo degli elementi aggiuntivi di incredibile spessore come la figura di Ninti: la prima donna, la prima figlia di Dio. La religione Sumera, quindi, si dimostra come la fonte più importante del Libro della Genesi. Inoltre scopriremo, azzardando un’ipotesi, il doppio volto di Adamo tra le due principali figure del mito sumero: Enki ed Enlil, rispettivamente il Signore della terra e il Signore delle potenze dell’aria.

Il mito della genesi sumera

Bassorilievo sumero

In principio vi era solo il mare primordiale chiamato Nammu, da questo mare sorse una montagna cosmica chiamata Anki.
In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. ~ Genesi 1, 1-2
Qui si nota ancora una volta come la teogonia di qualsiasi religione abbia l’esigenza di una divinità preesistente, proprio come nelle principali religioni monoteistiche. In quel periodo il cielo An e la terra Ki non erano divisi. Queste due divinità generarono Enlil: dio dell’atmosfera. Dopo la nascita di Enlil avvenne la separazione di Anki. An prese a se il cielo e divenne Anu, appunto dio del cielo; Enlil il figlio secondogenito prese a se la terra chiamata Ki, Ki  dal quel momento venne identificata con la dea Ninhursag. Enlil si unì incestuosamente con la madre Ninhursag, la quale generò tutti gli esseri viventi, divinità comprese. Ninhursag è quindi la madre di tutti i viventi, difatti un altro titolo della sua persona è Nantu ‘colei che partorisce’. È quindi impossibile non vederci un riferimento ad
Eva/LilithL'animale che portò in grembo Adamo.
, la quale come vedremo più avanti diede origine a varie discendenze:
Figli di DioLa stirpe di Seth, Gn 6, 2.
e
figli degli uominiLa stripe di Caino, quasi del tutto animale. Ma con tale termine ci si può riferire anche alla nostra stripe che discende da entrambe queste due stirpi.
.

Enki il signore della terra [Adamo] e Ninti la prima donna

“[…] è una condizione di nascita, e non un atto personale. A motivo dell’unità di origine, tutti gli uomini, esso si trasmette ai discendenti di Adamo, la natura umana « non per imitazione, ma per propagazione » (CCC Compendio, 76. Che cos’è il peccato originale?)

Il nome Enki deriva da ‘En’ – signore e da ‘Ki’ – terra, ovvero signore della terra. Enki è il primo figlio di Anki ed è il fratello maggiore di Enlil, anche Enki come il fratello si unì “incestuosamente” con la madre Ninhursag, in modo analogo come fece Adamo con 
LilithOvvero Eva, che, ripetiamo, non deve essere confusa con la prima donna.
. I miti raccontano che Enki si unì anche con le sue figlie e le nipoti, da questi incesti nacque la ‘malattia’ ed essa come narra il mito entrò nel mondo. Alla luce della rivelazione di don Guido Bortoluzzi questa unione di Enki-Adamo con la madre e le figlie non è altro che il 
peccato originale o le sue conseguenzeIl peccato di superbia commesso da Adamo, che deturpò la natura umana.
: l’ibridazione dei Figli di Dio con i figli degli uomini (
Gen 6, 1-4

Genesi 6:1-4

Corruzione del genere umano
(Es 34:15-16; 2Co 6:14-18)(Sl 14:1-4; Ro 3:10-18)
1 Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla faccia della terra e furono loro nate delle figlie, 2 avvenne che i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte. 3 Il SIGNORE disse: «Lo Spirito mio non contenderà per sempre con l'uomo poiché, nel suo traviamento, egli non è che carne; i suoi giorni dureranno quindi centoventi anni».
4 In quel tempo c'erano sulla terra i giganti, e ci furono anche in seguito, quando i figli di Dio si unirono alle figlie degli uomini, ed ebbero da loro dei figli. Questi sono gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, sono stati famosi.

). La malattia introdotta da Enki nel mondo rappresenta per l’appunto quelle tare ereditarie o genetiche, le quali causarono dei gravi deficit psicofisici. Anche ad oggi è possibile ravvisare queste ‘tare’:
Francis Collins: “[…] tutto in medicina, con la possibile eccezione dei traumi, è di natura genetica.” (Positional cloning moves from perditional to traditional, «Nature genetics», 1995, 9, 4, pp. 347-50)
Le conoscenze sul genoma hanno oggi permesso di chiarire che solo malattie rare come la malattia di Tay Sachs o la corea di Huntington vengono ereditate e trasmesse dai genitori ai figli; tuttavia anche l’ipertensione arteriosa, le coronaropatie, i tumori, il diabete, il ritardo mentale, la schizofrenia e malattie cu­tanee come la psoriasi possono essere ereditate da chiunque e dovunque. ~ Treccani: Malattie genetiche ed ereditarie
Il racconto prosegue con Enki che si ammalò e, mentre dormiva, Ninhursag sua madre trasse dal figlio una costola dalla quale creò Ninti. Ninti deriva da ‘Nin’signora e da ‘ti’ -che dal sumero significa sia ‘costola’ che ‘dar vita’ e quindi abbiamo il nome Ninti o meglio “signora che da la vita”.
In questo mito quindi si cela la prima di donna descritta nella rivelazione data da Dio a don Guido e la prima donna perfetta, creata per essere sposa di Adamo, come nel racconto del Libro della Genesi.
Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: «Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta» ~ Genesi 2, 21-23
Soffermiamoci su questa frase il versetto 23: «Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa…», qui Adamo allude al fatto che nella sua unione con Lilith/Eva non generò un figlio di Dio, ma
CainoIl primo ibrido umano.
, mentre con la prima donna generò Abele, il primo Figlio di Dio nato dalla coppia originale. Pertanto è una fortissima analogia con un alto valore probatorio. Un indizio fondamentale, che suggerisce l’origine comune di molti miti.
Lo studioso Kramer esperto dei popoli mesopotamici e dei suoi miti arrivò ad un pelo dalla corretta interpretazione, tale studioso identificò Ninti come Eva, ma non avendo la possibilità di conoscere la rivelazione della Genesi data a don Guido non poté fare questo ulteriore passo. Samuel Noah Kramer nasce a Zhashkiv in Ucraina nel 28 settembre 1897, muore negli Stati Uniti il 26 novembre del 1990. È stato uno dei massimi esperti di assiriologia a livello mondiale, specializzato nella lingua sumera e nella sua tradizione.

Speculazione Enki-Enlil la doppia faccia di Adamo?

Enki e Enlil, con l’albero della vita tra di loro

Leggendo questo paragrafo qualcuno potrebbe storcere il naso, ma permettetemi di ribadire che si tratta solo di un’ipotesi. Enlil quando nasce ha già un titolo: signore dell’aria. Cronologicamente nei racconti il fratello maggiore Enki sembra venire dopo, ma entrambi si uniscono “incestuosamente” alla madre, eppure da parte di Enlil si generarono almeno in principio tutti gli dèi, da Enki invece nacquero, dopo vari incesti, la malattia, il peccato ed infine gli uomini.
Si potrebbe dedurre che questo primo figlio, “il signore della terra, che chiameremo ora genericamente ‘En’, quando si univa tramite il cielo generava divinità, quindi Figli di Dio, e quando si univa alla dea terra Ninhursag generava ibridi detti “figli della terra”. Quindi si potrebbe pensare che En era sia il Signore dell’aria che della terra, perché da lui ci ebbero più discendenze: una discendenza dalla prima donna denominata Ninti ed identificata con il cielo o “come colei che dà la vita” e una discendenza da Eva/Lilith la dea sumera della terra. Questo colliderebbe perfettamente con la storia del peccato originale rivelata da don Guido.

Conclusione

Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. (Gal 4, 4-5)

I miti e le tradizioni sono, in parte, reminiscenze dei primi capitoli della
GenesiIl racconto della creazione, di cui quello biblico è solo una delle tante versioni.
. Sappiamo ora attraverso la rivelazione data da Dio a don Guido Bortoluzzi che il peccato originale, o meglio l’ibridazione dei Figli di Dio con i figli degli uomini, è vecchia di migliaia di migliaia di anni. Anzi, di milioni di anni! Dunque, non è possibile che il mito sia sopravvissuto senza un intervento di Dio nella storia, attraverso delle rivelazioni in tempi successivi. La Teogonia greca e sumera parla di questo mito: del mito di Urano che si unì alla madre generando prima mostri e poi dèi, di come anche Enki in quella sumera si unì anch’egli alla madre generando il ‘peccato’e la ‘malattia’.
I miti quindi anche se molto antichi offrono, spesso, le medesime strutture narrative, facilmente riconoscibili con le chiavi di lettura offerte da don Guido e dal libro “Genesi Biblica – Nuova luce sull’origine dell’uomo e sul peccato originale“. Non si può rimanere indifferenti ad un mito, quello di Adamo, che se dovutamente riscoperto può dare un senso non solo esegetico ma culturale e scientifico, dove oserei dire che la fede incontra veramente la scienza, dove la scienza ha finalmente la chiave di lettura per capire il perché l’uomo ha bisogno di una ‘rigenerazione’ che lo riporti alle fattezze originarie. La scienza per tanto ha l’opportunità di capire che senza la fede in Dio, questo recupero psico-fisico non è possibile, perché il recupero avviene a più livelli, i quali facenti parte della stessa realtà hanno bisogno l’uno dell’altro, hanno bisogno di quel livello salvifico che è Gesù Eucaristico, senza il quale l’uomo non può risorgere.
Gesù: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?” (Giovanni 11, 25-26)
5 Luglio 2017

Informazioni sull'autore

Avatar

Admin Staff Amministrativo di Peccato Originale, autorizzato a rappresentare l'intera Redazione.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *