Peccato Originale
C’era una volta… Adamo?
Magistero

C’era una volta… Adamo?

Monogenesi e poligenesi? Una risposta… concreta!

Pio XII: “[…] I fedeli non possono abbracciare quell’opinione [il poligenismo] i cui assertori insegnano che dopo Adamo sono esistiti qui sulla terra veri uomini che non hanno avuto origine, per generazione naturale, dal medesimo come da progenitore di tutti gli uomini, oppure che Adamo rappresenta l’insieme di molti progenitori; non appare in nessun modo come queste affermazioni si possano accordare con quanto le fonti della Rivelazione e gli atti del Magistero della Chiesa ci insegnano circa il peccato originale, che proviene da un peccato veramente commesso da Adamo individualmente e personalmente, e che, trasmesso a tutti per generazione, è inerente in ciascun uomo come suo proprio.” (Humani generis, 1950)
Si tratta di una diatriba che affronto con teologi e/o amici cristiani: monogenesi
monogenesi

L'origine comune, cioè discendiamo tutti dal primo uomo.
o poligenesi
poligenesi

Non c'è stata un'origine comune, cioè non è esistito un primo uomo.
? Ossia, c’è stato un primo uomo?
Da Pio XII fino ai nostri giorni, sull’argomento del monogenismo si è fatta, forse volutamente, molta confusione.

Sì, mettete una crocetta! “Sì” o “No”?

Tuttora, si formulano innumerevoli risposte elusive o inconcludenti, quando basterebbe inserire un segno di spunta in un box, accompagnato tutt’al più da una breve affermazione: “[…] è così, perché…”. Non accade, in quanto non c’è la struttura narrativa per comporre un lavoro di analisi o deduttivo della vicenda, ipotetica o reale che sia. Detto in altre parole, manca la storia! Ora possiamo scomodare San Paolo, Sant’Agostino o il Magistero della Chiesa
Magistero della Chiesa

L'insegnamento e il deposito della fede.
, ma nei primi capitoli di Genesi non c’è, al di là di un linguaggio simbolico indecifrabile, alcuna storia su cui adoperarsi. Il dogma della creazione dal nulla e le verità di fede sul peccato di Adamo esplicitate durante il Concilio di Trento (Concilio di Trentosessione V, decreto sul peccato originale, canone 1, pag. 9) sarebbero un salvagente se le si valorizzasse nel modo opportuno. Ma così non accade…

Stabiliamo un metodo, che è meglio!

Lo avevo anche detto in un mio vecchio articolo dedicato alla cosiddetta “teologia narrativa”: il fine della Bibbia è quello di offrire delle chiavi di lettura per poter interpretare il presente. Sì, giusto, ma può anche essere la risposta che si offre per buttarla in caciara. L’onestà intellettuale parte dall’umiltà: la risposta non ce l’ho! Per coscienziosità, e non perché non si possa avere affatto – altro stratagemma a cui ci si appiglia per dare risposte non sense –, poiché non ci si pone la domanda fino in fondo, nella sua essenzialità.
Stabilito un criterio comune, ovvero anche la creazione dell’uomo è un racconto, è come tale ha degli elementi di cui si può offrire un’immagine dettagliata, ci si scontra con due interpretazioni agli antipodi:
  • Fondamentaliste, dove si arriva addirittura a immaginare Adamo creato già adulto nel 4000 a.C
    4000 a.C

    Prendere alla lettera gli anni di vita dei personaggi biblici, da Adamo a Cristo.
    , partendo dal presupposto che le informazioni siano tutte lì, nonostante i primi capitoli della Genesi siano scritti in modo esplicitamente, o così sono adesso, ermetico
    ermetico

    Incomprensibile senza delle chiavi di lettura ben precise o non più del tutto decifrabile secondo il linguaggio o le conoscenze odierne.
    . Ergo, l’albero della conoscenza del bene e del male, il frutto proibito, il serpente, il Giardino dell’Eden, la cacciata dal paradiso, la tentazione della Donna e tutto il resto sono dei simboli o delle immagini da non prendere necessariamente alla letteralmente!
  • Teo-evoluzioniste, che non dicono anch’esse niente di realmente tangibile. L’evoluzione
    evoluzione

    Come sinonimo di trasformazione biologica delle specie, Neodarwinismo o Evoluzionismo Biologico.
    nega di per sé la caduta
    caduta

    Del genere umano.
    , in quanto l’uomo sarebbe una creatura in continua trasformazione biologica. Vabbè, sono onesto, dottrina del cosiddetto peccato originale
    peccato originale

    Il fattaccio che ha deturpato la natura umana
     a parte, di per sé non me ne fregherebbe niente se non fosse che Adamo non c’è o, se c’è, spunta da sotto un cavolo pure in quest’ultimo caso. Resta il buco narrativo, forse più di prima. Oltretutto se è in atto un dibattuto scientifico sulla questione “evoluzionismo o fissismo delle specie?”, forse il trasformismo ipotizzato dai neodarwinisti non è un dogma scientifico e/o teologico. Fermo restando che la creazione delle specie prevede in ogni caso un percorso evolutivo o una filogenesi: una partenza dalle forme di vita semplici
    semplici

    Attenzione! Un batterio è, matematicamente parlando, complesso e più autosufficiente di una creatura pluricellulare. Dunque lo si definisce “semplice” impropriamente o per semplificare i discorsi ai profani di genetica.
    fino a quelle più complesse, cambiamenti progressivi nell’ecosistema, e tutto quello che la stratigrafia ha messo in luce riguardo al cambiamento delle forme di vita sulla terra. Questo non lo si può mettere in discussione e, soprattutto, non è in contrasto con la particolare creazione di ogni specie (Gen 1, 25

    Genesi 1:25

    Dio fece gli animali selvatici della terra secondo le loro specie, il bestiame secondo le sue specie e tutti i rettili della terra secondo le loro specie. Dio vide che questo era buono.

    ). È, piuttosto, in contrasto con la creazione istantanea dell’intera fauna, che resta un’ossessione dei fan del Sola Scriptura e degli integralisti.

In soldoni, che vuoi dire?

Dio creò Adamo, il primo uomo. Lo affermo per logica spicciola, anche se qualcuno si straccerà le vesti. O, per non prendere alcuna posizione rispetto a ciò, mi replicherà:
Saperlo è fondamentale per la mia salvezza?
È tendenziosa come domanda, perché se servirà o no a farmi entrare in relazione con Dio Padre oppure a crescere nella fede, beh, dipende dalla mia storia personale. Sant’Ignazio di Loyola senza “Le Fonti Francescane” non si sarebbe convertito e non ci avrebbe donato “Gli esercizi spirituali”, personalmente senza Tolkien io non sarei qui a discorrere di tali questioni, Tolkien senza le favole pagane che gli raccontava la madre cattolica prima di andare a letto indubbiamente non avrebbe scritto “Il Signore degli Anelli”. O forse non sarebbe nemmeno rimasto cattolico. Allora, se le cose stanno così, non si butta via niente! In ogni caso, aggiornare il linguaggio aiuta moltissimo. Su Peccato Originale facciamo sostanzialmente questo: migliorare la comunicazione riguardo le tematiche legate alle origini dell’uomo, valutando che su questo fronte siamo rimasti un tantino indietro…
La paura di fondo da parte di alcuni cristiani, teologi inclusi, è che la scienza possa dimostrare diversamente, quindi non si sa mai… non esponiamoci! Tuttavia è una paranoia infondata, dettata dall’ignoranza, che ci impedisce di progredire in qualsiasi direzione. Ovviamente, da come si intuisce, ho le idee chiare riguardo la diatriba tra evoluzionisti e creazionisti, ma non credo sia rilevante provare a spiegarvelo in tre righe. Poi, per quello, abbiamo la sezione “Scienza”, dove si affrontano tali questioni secondo il metodo scientifico. Il monogenismo – c’è stato un primo uomo – è una storia che potrebbe tranquillamente confermare o sfatare qualsiasi dinamica creazionista o evoluzionista riguardo la nascita del primo uomo? La risposta, cattolicamente parlando, ce l’ha data Pio XII. Allora andiamo avanti e concentriamoci sulla storia più in dettaglio.

La regola delle 5 W

C’era una volta…
Usando la regola dei cosiddetti “punti irrinunciabili
punti irrinunciabili

Who? («Chi?»); What? («Cosa?»); When? («Quando?»); Where? («Dove?»); Why? («Perché?»)
” necessari per raccontare qualsiasi cosa sia nell’ambito del giornalismo che della narrativa, avanzo quella che per me resta, al momento, l’unica ricostruzione realistica riguardo la creazione del primo uomo.
Chi? Adamo, il protagonista di questa storia.
Che cosa? Ovvero, cos’era Adamo all’inizio della sua esistenza? Un uovo? Una gallina?
Un uovo? Una gallina?

È nato prima l'uovo o la gallina?
Un adulto? Un bambino? Un neonato? Un feto? Beh, più in principio… una cellula! Il soggetto è lo zigote di Adamo, essendo ogni essere umano completo nella sua storia solo se si sviluppa a partire dall’unione del gamete maschile con il gamete femminile fino al pieno sviluppo dell’età adulta. Facciamo un esempio: Gesù poteva privarsi dell’infanzia e materializzarsi direttamente davanti al Sinedrio bell’e adulto, vestito da re di Israele, nel 33 d.C., proclamandosi il Messia. Invece si fece carne nell’unico modo possibile che Dio ha previsto per noi tutti: nascere da un grembo. Pertanto, Dio Padre creò personalmente 23 cromosomi di Gesù, gli altri 23 provenivano da Maria – nata per questo senza il peccato originale. Maria è realmente Madre di Dio, Madre del Salvatore, perché ha con Gesù un legame genetico. Adesso viene il difficile… perché per Adamo, essendo il primo uomo, non poteva esserci questo legame di parentela con la creatura che lo portò in grembo. Quest’ultima, per forza di cose, era simile all’uomo per somiglianza genetica, ma del tutto animale (Dio non crea subumani
subumani

Persone per metà bestia. O umani incompleti.
!). Se ne evince che dovevano essere creati 46 cromosomi direttamente dal Padre, senza alcuno scambio di informazioni genetiche, perché l’uomo fu creato perfetto Gen 1, 27

Genesi 1:27

Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina.

. D’altra parte il dogma della creazione dal nulla ci aiuta a scegliere quest’unica possibilità logica.
Il vero problema è che tuttora molti potrebbero trovare inaccettabile la possibilità che Adamo si sia sviluppato nel grembo di una creatura non umana (vabbè, dovrebbe essere ovvio, ma non è cosi!). Il testo riporta che Dio creò l’uomo dalla terra (Gen 2, 7

Genesi 2:7

Dio il SIGNORE formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l'uomo divenne un'anima vivente.

), l’immagine allegorica offerta dalla Scrittura si riferisce, probabilmente, proprio al principio secondo cui Dio fa uso di quello che già esiste in natura per creare cose nuove, perché permaneva la necessità che Adamo dovesse svilupparsi come qualsiasi altro essere umano, pur non avendo alcun legame con altre specie già esistenti.
Giovanni Paolo I: “Sappiamo: ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche quando sembra ci sia notte. È papà; più ancora è madre. Non vuol farci del male; vuol farci solo del bene, a tutti. I figlioli, se per caso sono malati, hanno un titolo di più per essere amati dalla mamma.” (Angelus domini, Domenica, 10 settembre 1978)
Per questo motivo, avendo creato sia il gamete maschile che quello femminile, Dio è Padre e Madre di Adamo. E non è, per quanto mi riguarda, possibile offrire nessun’altra spiegazione diversa, altrimenti non avrebbe senso parlare di creazione dell’uomo o affermare che Adamo fu realmente figlio di Dio.

Un’ipotesi: la simbologia dell’albero della conoscenza del bene e del male suggerisce più che la gnosi (conoscenza di chissà che cosa) l’inizio di due genealogie o alberi genealogici… che in Genesi 6, 1-4 si andranno a intrecciare in modo disastroso! Il nostro logo è una sintesi di tale concetto

Quando? Eh, sicuramente non seimila anni fa! Sappiamo che la creazione di Adamo potrebbe essere avvenuta centinaia di migliaia di anni fa o, addirittura, milioni di anni fa. Dunque, diciamo tanto, tanto tempo fa.
– Dove? Lo abbiamo già detto: in un grembo capace di accogliere lo zigote di Adamo, di portare a compimento la gestazione del feto senza che le differenze genetiche tra l’Uomo perfetto e la madre in affitto potessero essere tali da provocare un aborto spontaneo. Il luogo non è, come ingenuamente si pensa, il giardino incontaminato raffigurato da duemila anni di arte cristiana, ma la condizione in cui si trovava il genere umano prima della propagazione del peccato originale che ferì e inquinò la natura dell’uomo, provocando una serie di debolezze e istintualità contrarie allo Spirito.
San Paolo di Tarso: “Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne; la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.” (Galati 5, 16-17)
È un peccato da noi «contratto», non «commesso»; è una condizione di nascita, e non un atto personale. A motivo dell’unità di origine di tutti gli uomini, esso si trasmette ai discendenti di Adamo con la natura umana, «non per imitazione, ma per propagazione». Questa trasmissione rimane un mistero che non possiamo comprendere appieno. ~ Catechismo della Chiesa Cattolica Compendio, 76
Francesco: “[…] a tutto questo si oppone la condizione di figli, che è la nostra vocazione originaria, è ciò per cui siamo fatti, il nostro più profondo DNA, che però è stato rovinato e per essere ripristinato ha richiesto il sacrificio del Figlio Unigenito.” (Omelia della Messa di Pentecoste, 2016)
Quest’ultimo, a scanso di equivoci, lo cito non perché abbia detto con piena consapevolezza che il DNA umano fu deturpato dal peccato originale o che l’essere figli di Dio sia una questione anche “genetica”, ma per mostrare come tali concetti siano espressi da un po’ di tempo in ambito cattolico.
Indubbiamente c’era anche un luogo adatto della terra dove tutto questo accadde. Secondo la tradizione il Giardino dell’Eden era collocato nella Mesopotamia meridionale, in una pianura. Comunque sia, la collocazione geografica della casa di Adamo passa in secondo piano rispetto al discorso da noi affrontato.
– Perché? La risposta finale asfalta definitivamente il fondamentalismo che vedrebbe il Giardino dell’Eden come un mondo alternativo privo di morte fisica e dolore, un ambiente quasi metafisico o immateriale come sinonimo di invulnerabile, quando la realtà è una: quella dove ci troviamo adesso, la stessa in cui abitò Adamo. La risposta più plausibile resta soltanto una: Adamo era perfetto, privo di concupiscenza; e in una condizione umana a noi difficile da immaginare, ma come Gesù e come noi tutti, mangiava, defecava, poteva ferirsi e imbattersi in pericoli, come ad esempio un grande predatore. La sofferenza non è necessariamente un male morale, ma qualcosa che ci avverte del pericolo. La sofferenza generata dal peccato, il male come sinonimo di peccato, beh quella è tutt’altra cosa… La morte a cui spesso si allude nella Sacra Scrittura (1Cor 15, 22

1Corinzi 15:22

Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati;

) è il peccato, la non relazione con Dio piuttosto che non poter restare in una vita terrena virtualmente infinita.

Conclusione

Tante parole, ma un’immagine è sufficiente a dire tutto

La vita terrena è il luogo dove siamo chiamati a incontrare il Padre, in un contesto dove un figlio di Dio, dotato di libero arbitrio e di una coscienza, può sperimentare le proprie azioni sbagliate e fatte nella disobbedienza, verificando che hanno subito un riscontro immediato. Dobbiamo così imparare a essere figli, affidandoci al Padre come un bambino che tiene per mano il genitore per lasciarsi condurre sul sentiero della vita. Finito questo percorso, entriamo nella consapevolezza dell’eternità creata. Inizia un altro capitolo dell’esistenza, quello della gloria celeste.
In parole povere, Adamo non solo si sviluppò come noi in un “grembo materno”, la sua creazione partì in ogni caso da una prima cellula e, come noi, fu chiamato a sperimentare il dolore del cattivo uso della libertà per poter conoscere l’amore del Padre. La caduta e l’inizio del peccato sono un’altra parte della storia… che siamo qui per approfondire meglio, ma in ogni caso, con o senza la propagazione del peccato originale nella natura dell’uomo, Adamo non sarebbe rimasto sulla terra in una condizione di invulnerabilità, senza la possibilità di affrontare delle difficoltà, essendo la vita la palestra in cui siamo chiamati a sperimentare la nostra libertà, ma soprattutto la stanza in cui potremmo incontrare l’amato, in previsione dell’eternità. 😀
28 giugno 2017

Informazioni sull'autore

Alex Pac

Alessandro Pacifico Affascinato dalle storie di Arda, ho cercato di capire perché Tolkien sostenesse che a essere immaginario è solo il tempo in cui sono ambientati i suoi racconti. Ho così iniziato un lungo cammino, che mi ha portato ad amare il Libro della Genesi grazie a don Guido Bortoluzzi, fino all'esperienza del percorso dei 10 Comandamenti di don Fabio Rosini. La fede cristiana è soprattutto un'esperienza di bellezza, ben lontana dall'ideologia e dall'emozionalità di chi la riduce ad un sterile atto di cieca convinzione. La mia passione per la scrittura e la sceneggiatura comincia dall'amore per la narrativa, per il fumetto e tutto ciò che porta alla storia delle storie.


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