Peccato Originale
L’origine del male precede il peccato originale?
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L’origine del male precede il peccato originale?

La splendida illustrazione dedicata alla melodia della creazione è tratta da http://faramireowyn.tumblr.com/post/64780672411/ainulindale

Il mistero del senso di prevaricazione in natura

In origine, si mangiava carne? Il mondo era così com’è adesso, condizionato dalla violenza?
Il peccato originale ha cambiato l’alimentazione dell’uomo e/o degli altri esseri viventi? Come suggerisce il testo biblico di Gen 1, 29-30

Genesi 1:29-30

29 Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra, e ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi servirà di nutrimento. 30 A ogni animale della terra, a ogni uccello del cielo e a tutto ciò che si muove sulla terra e ha in sé un soffio di vita, io do ogni erba verde per nutrimento». E così fu.

, prima del Diluvio non esisteva un ecosistema basato sul senso di prevaricazione? Alcuni si pongono questa domanda che, superficialmente, potrebbe sembrare sciocca o la cui risposta parrebbe scontata se non addirittura irrazionale. In realtà tale quesito tocca in profondità un problema che, almeno inconsciamente, tutti percepiamo: la sofferenza presente in natura e le continue battaglie per la sopravvivenza che costituiscono la cosiddetta “catena alimentare” sono compatibili con il disegno di un Dio che pur di cancellare l’immagine di un demiurgo cattivo arrivò al punto di farsi crocifiggere e rappresentare come un mite agnello Gv 1, 29-

Giovanni 1:29

Mt 3:13-17; Gv 3:28-36
Il giorno seguente, Giovanni vide Gesù che veniva verso di lui e disse: «Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!

? Se Dio Padre non è un prevaricatore, come Gesù Cristo suggerisce in tutta la potenza della sua immagine, come può aver creato una natura basata sulla prevaricazione?

Partendo dalla scienza

Gorgonopsi Gorgone

“Gorgonops”, che significa “aspetto da Gorgone” si riferisce al famoso mostro della mitologia greca: Gorgone

È molto difficile rispondere a tutte queste domande, in particolare modo per le implicazioni teologiche e filosofiche che possono affacciarsi nella mente di tutti noi. In ogni caso, è possibile partire dai dati scientifici che riguardano i fossili per tentare almeno di comprendere il quadro del passato della vita. Ciò che emerge dalle faune antiche, nessuna esclusa, è che i carnivori ci sono sempre stati. Ad esempio prima della grande estinzione del Permiano
Permiano

L'ultimo dei periodi in cui è divisa l'era geologica del Paleozoico.
compare una sorta di rettile-mammifero che per la prima volta mostra una tipica dentatura da carnivoro con due lunghi e affilati “canini” superiori, le zanne. Gorgonopsis è il primo grande predatore “moderno” e risale ancora al Paleozoico, ben prima della comparsa dei dinosauri, per non parlare dell'uomo
per non parlare dell'uomo

Adamo pur essendo creato perfetto, come Dio mostrò a don Guido, venne ferito dalle api e poi da Lilith. Se ne deduce che la natura era aggressiva già da prima del peccato di Adamo.
.
La presenza di fattori limitanti di qualsiasi tipo di vita sembra essere sempre esistita. Esistevano forme parassitarie, patologie dovute a organismi infettanti, funghi parassiti, erbivori e carnivori. Dunque, che ci piaccia o no, la violenza come parte della natura sembra essere sempre esistita. Tuttavia, la Bibbia raffigura il giardino, il cosiddetto “Eden”, e sembra che all’interno di tale scenario l’alimentazione di tutte le specie fosse vegetariana con differenze tra erbivori, frugivori
frugivori

Animali che si nutrono di frutti o semi.
e granivori
granivori

Animali che si nutrono esclusivamente di semi.
.

Carnivori post-diluviani?

Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra. Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere. Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe. Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue. Del sangue vostro anzi, ossia della vostra vita, io domanderò conto; ne domanderò conto ad ogni essere vivente e domanderò conto della vita dell’uomo all’uomo, a ognuno di suo fratello. ~ Genesi 9, 1-5

Il giardino dell’Eden, secondo la tradizione sumera, ebraica e cristiana è il cosiddetto “paradiso terrestre”: la terra priva di sofferenza e morte

Se si legge la descrizione del mondo dopo il Diluvio si inserisce una seconda “alleanza” in cui è contemplato e permesso l’uso della carne per motivi alimentari, come se la terra non fosse più in grado di sostenere un’alimentazione a base soltanto vegetariana. Questa “alleanza della carne” segue a un fatto che evidentemente aveva fortemente diminuito le capacità produttive dell’ecosistema globale e, come ipotesi di chi scrive, probabilmente limitato fortemente sia l’efficienza della fotosintesi, sia la biodiversità vegetale e, di conseguenza, animale del pianeta. Non solo, anche il rapporto uomo-animale sembra modificato. Gli animali “dominati” dall’uomo che li utilizza e li uccide, sono sottoposti all’uomo non come creature da custodire e/o accudire, ma come servi “terrorizzati” dalla presenza di un essere che ha potere di vita e di morte su di loro.
Alla luce di ciò, come si conciliano i dati della scienza con quelli della Bibbia? In questo momento, nonostante le novità introdotte dalla filogenesi di don Guido, il quadro non appare ancora del tutto chiaro. Quanto da noi esposto fino adesso è solo un minimo di onestà intellettuale che speriamo sia in grado di evidenziare i punti critici di un problema religioso tutt’altro che secondario. Se Dio infatti fece un mondo buono e armonico, le scene di violenza e sofferenza del mondo primitivo e precedente il peccato originale come si conciliano con l’incipit della Genesi? E, citando la Genesi, “Dio vide che era cosa buona?” (Gen 1, 31

Genesi 1:31

Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono. Fu sera, poi fu mattina: sesto giorno.

) lo possiamo davvero sostenere se rimaniamo onesti intellettualmente? Pensiamo che dare risposte scontate, in adesione a questa o quella percezione di un dato di fede che non vuole domande o messe in discussione del nostro vissuto religioso o anche non religioso, non ci aiuti a risolvere il problema. E le risposte potrebbero essere davvero “fuori dall’ordinario”.

Ainulindalë, la musica della creazione

Qualche contributo a una possibile sintesi di questi elementi che appaiono in contraddizione fra loro si può trovare, nonostante molti potrebbero storcere il naso, ne “Il Silmarillion” di John R.R. Tolkien.
Esisteva Eru, l’Uno, che in Arda è chiamato Ilùvatar; ed egli creò per primi gli Ainur, i Santi, rampolli del suo pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altro fosse creato. Ed egli parlò loro, proponendo temi musicali; ed essi cantarono al suo cospetto, ed egli ne fu lieto. A lungo cantarono soltanto uno alla volta, o solo pochi insieme, mentre gli altri stavano ad ascoltare; ché ciascuno di essi penetrava soltanto quella parte della mente di Ilùvatar da cui proveniva, e crescevano lentamente nella comprensione dei loro fratelli. Ma già solo ascoltando pervenivano a una comprensione più profonda, e s’accrescevano l’unisono e l’armonia.

“La Musica degli Ainur“, in Quenya Ainulindalë, è una delle più potenti descrizioni sulla creazione di tutte le cose

In questa prima parte de “Il Silmarillion”, Tolkien paragona l’opera creatrice a una melodia a cui prendono parte entità angeliche generate fuori da una realtà immanente.
E accadde che Ilùvatar convocò tutti gli Ainur ed espose loro un possente tema, svelando cose più grandi e più magnifiche di quante ne avesse fino a quel momento rivelate; e la gloria dell’inizio e lo splendore della conclusione lasciarono stupiti gli Ainur, sì che si inchinarono davanti a Ilùvatar e stettero in silenzio. Allora Ilùvatar disse: «Del tema che vi ho esposto, io voglio che voi adesso facciate, in congiunta armonia, una Grande Musica. E poiché vi ho accesi della Fiamma Imperitura, voi esibirete i vostri poteri nell’adornare il tema stesso, ciascuno con i propri pensieri e artifici, dove lo desideri. Io invece siederò in ascolto, contento del fatto che tramite vostro una grande bellezza sia ridesta in canto».
Tolkien suggerisce come l’intera creazione possa essere un grandioso espediente per stabilire una relazione tra Dio e i Figli che ha generato. Gli Ainur sono così chiamati non soltanto a suonare – creare – insieme a Ilùvatar, ma a plasmare l’intero tema musicale: l’universo. Pertanto, come “Il Silmarillion” lascia intendere, quanto esiste non è solo la manifestazione di Dio Padre… ma anche dei Suoi Figli! Proprio per questo motivo la caduta comincia al principio della creazione stessa:
A Melkor tra gli Ainur erano state concesse le massime doti di potenza e conoscenza, ed egli partecipava di tutti i doni dei suoi fratelli. Spesso se n’era andato da solo nei luoghi vuoti alla ricerca della Fiamma Imperitura, poiché grande era in lui il desiderio di porre in Essere cose sue proprie, e gli sembrava che Ilùvatar non tenesse da conto il Vuoto, e la vacuità di questo gli riusciva intollerabile. Ma il Fuoco non l’aveva trovato, poiché esso è con Ilùvatar. Standosene solo, aveva però preso a concepire pensieri suoi propri, diversi da quelli dei suoi fratelli. Alcuni di questi pensieri li contessé ora nella sua musica, e attorno a lui subito fu discordanza, e molti che vicino a lui cantavano si scoraggiarono, il loro pensiero fu deviato, la loro musica si fece incerta; altri però presero a intonare la propria a quella di Melkor, anziché al pensiero che avevano avuto all’inizio. Allora la dissonanza di Melkor si diffuse vieppiù, e le melodie che prima s’erano udite naufragarono in un mare di suoni turbolenti. Ma Ilùvatar continuò a sedere in ascolto, finché parve che attorno al suo trono infuriasse una tempesta come di nere acque che si muovessero guerra a vicenda, in un’ira senza fine e implacabile. Poi Ilùvatar si alzò, e gli Ainur si avvidero che sorrideva; e Ilùvatar levò la mano sinistra, e un nuovo tema si iniziò frammezzo alla tempesta, simile e tuttavia dissimile dal precedente, e acquistò potenza, e assunse nuova bellezza. Ma la dissonanza di Melkor aumentò in fragore, con esso contendendo, e ancora una volta s’ebbe una guerra di suoni più violenta della prima, finché molti degli Ainur ne restarono costernati e più non cantarono, e Melkor ebbe il sopravvento. Allora Ilùvatar tornò a levarsi, e gli Ainur s’avvidero che la sua espressione era severa; e Ilùvatar alzò la mano destra, ed ecco, un nuovo tema si levò di tra lo scompiglio, ed era dissimile dagli altri. Poiché sembrò dapprima morbido e dolce, una semplice increspatura di suoni lievi in delicate melodie; ma era impossibile soverchiarlo, e assunse potenza e profondità. E sembrò alla fine che vi fossero due musiche che procedevano contemporaneamente di fronte al seggio di Ilùvatar, ed erano affatto diverse. L’una era profonda e ampia e bella, epperò lenta e impregnata di un’incommensurabile tristezza, onde soprattutto ricavava bellezza. L’altra aveva ora acquisito una coerenza sua propria; ma era fragorosa, e vana, e ripetuta all’infinito; e aveva scarsa armonia, ma piuttosto un clamoroso unisono come di molte trombe che emettessero poche note. Ed essa tentava di sovrastare 1’altra musica con la violenza della propria voce, ma si aveva 1’impressione che le sue note anche le più trionfanti fossero sussunte da quella e integrate nella sua propria, solenne struttura. Nel bel mezzo di questa contesa, mentre le aule di Ilùvatar oscillavano e un tremore si diffondeva nei silenzi ancora immoti, Ilùvatar si alzò una terza volta, e il suo volto era terribile a vedersi. Ed egli levò entrambe le mani e con un unico accordo, più profondo dell’Abisso, più alto del Firmamento, penetrante come la luce dell’occhio di Ilùvatar, la Musica cessò. Poi Ilùvatar parlò e disse: «Potenti sono gli Ainur, e potentissimo tra loro è Melkor, ma questo egli deve sapere, e con lui tutti gli Ainur, che io sono Ilùvatar, e le cose che avete cantato io le esibirò sì che voi vediate ciò che avete fatto. E tu, Melkor, t’avvederai che nessun tema può essere eseguito, che non abbia la sua più remota fonte in me, e che nessuno può alterare la musica a mio dispetto. Poiché colui che vi si provi non farà che comprovare di essere mio strumento nell’immaginare cose più meravigliose di quante egli abbia potuto immaginare». Allora gli Ainur s’impaurirono, benché ancora non comprendessero le parole che venivano loro rivolte; e Melkor fu pieno di vergogna, donde derivò ira segreta. Ilùvatar però si levò in splendore e se ne andò dalle belle regioni che aveva creato per gli Ainur; e gli Ainur lo seguirono.
La discordanza provocata da Melkor, ossia Lucifero
Lucifero

Il principe di questo mondo, Efesini 2, 2.
, durante un processo creativo, quello della terra, potrebbe essere la chiave per spiegare le incongruenze presenti nella vita e nel regno animale? La domanda ovviamente resta aperta, perché non si può pretendere una risposta definitiva, ma riteniamo che ridurre la storia della caduta alla sola questione del cosiddetto “peccato originale
peccato originale

Il peccato di superbia di Adamo e le sue conseguenze: l'ibridazione dell'umanità e il suo imbarbarimento.
” non sia sufficiente a risolvere il mistero del male.

Conclusione

Partendo dalla domanda iniziale e soffermandoci su quanto esposto sopra, possiamo leggere l’undicesimo capitolo di Isaia come una vera e propria profezia su quello che potrebbe essere il mondo quando il male, ossia il senso di prevaricazione, sarà cancellato per sempre dalla faccia della terra.
Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l’orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la saggezza del Signore riempirà il paese come le acque ricoprono il mare. ~ Isaia 11, 6-9
Ma questo sarà possibile perché:
Gesù: “[…] Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me.” (Giovanni 12, 30-32)
Una collaborazione proficua
L’articolo in questione è stato scritto a quattro mani da Alessandro Pacifico e il prof. Daniele Marini, entrambi appassionati, oltre che di protologia, di Tolkien e le sue opere letterarie.
6 febbraio 2018

Informazioni sull'autore

Daniele

Daniele Marini Sono laureato in scienze agrarie e insegnante di biologia in una scuola superiore. In passato mi sono dedicato alla raccolta e alla conservazione del germoplasma locale e ancora oggi mi dedico alla salvaguardia della biodiversità agricola della mia regione nel tempo libero. Fin dall'infanzia mi ha interessato il tema dell’origine della vita e delle specie nel nostro pianeta e nell’Universo. Don Guido ha messo insieme tanti pezzi sparsi dei miei studi, che a volte entravano in conflitto tra loro. Ritengo che la bellezza e la libertà della scienza e del metodo scientifico ci hanno portato a scoprire l’immensa complessità della vita e questo mi ha portato a pensare che il caso non possa essere l’artefice degli organismi viventi e nemmeno dell’organizzazione della materia presente nell’Universo. Studiando la biologia e la biochimica mi sono spesso sorpreso a pensare che la realtà e la complessità supera di gran lunga la nostra capacità di immaginazione ed è sostanzialmente infinita. Per questo stesso motivo non ritengo che la mitologia antica possa essere presa come il prodotto di un fervido pensiero degli uomini antichi, che al contrario ritengo dotati di grande intelletto e di conoscenze che si sono perdute nel tempo. Leggere Don Guido è stato come fare la pace tra le due anime che mi hanno sempre sospinto, l’amore per la scienza e il pensiero che ciò che abbiamo davanti ai nostri occhi sia il frutto di un Creatore senziente.


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