Peccato Originale
Siamo tutti uomini o donne di fede
Apologetica, News, Psicologia

Siamo tutti uomini o donne di fede

Cos’è la fede? E perché anche i non credenti compiono atti di fede?

L’argomento che introduco è spesso frainteso anche da chi ha una solida preparazione filosofica e/o teologica o una fede robusta in Gesù Cristo, cioè una formazione cristiana, poiché il più delle volte si riflette sui contenuti
noeticiLo studio della mente rispetto allo spirituale.
del proprio atto di fede o di miscredenza (ritenendo che quest’ultimo non riguardi la fede), ma non sulla struttura del giudizio di fede. Ogni atto di fede è infatti un giudizio, e quest’ultimo è un’operazione della nostra mente che compone o divide e attribuisce o nega l’essere alle cose. Dovrebbe essere ovvio, eppure queste poche frasi in ostrogoto sono servite per dire che qui non parlerò di qualche articolo di fede o dogma, ma intendo esporre che ogni essere umano compie degli atti di giudizio sulla realtà o su una parte di essa, e che la Fede (con la maiuscola, la fede teologale) rientra in quest’ordine di cose – come altresì vi rientra l’ateismo.

La percezione, il giudizio e poi… la fede!

Per comprendere cos’è il giudizio bisogna partire da ciò che lo precede e che anzi è posto all’inizio di ogni possibile conoscenza, la percezione. Osservate ciò che avete intorno: il computer, lo smartphone, il tavolo, la stanza, etc. Quello che vedete o in qualche modo percepite (come l’aria) non è frutto di un ragionamento, ma è posto di fronte alla vostra mente, la quale riceve tutto ciò che può con i suoi mezzi e per mezzo di essi considera ciò che percepisce. Questo atto è del tutto spontaneo: non è la mente che decide cosa percepire o quando percepirlo, a meno di stati allucinatori o patologici. Ciò che arriva alla nostra consapevolezza della realtà non è però la nuda sensazione, ma è qualcosa di più complesso – e qui arriviamo alla prima operazione intellettuale, l’appercezione semplice.

In questo ottimo articolo di Manuela Marzo, pubblicato sul “Corriere Salentino“, si affronta il medesimo argomento sul rapporto tra fede e ragione. Piaccia o no, la ragione porta alla fede!

Per capire quest’ultima considerate ciò che state leggendo: le frasi che vedete, le parole, le lettere; sono composizioni di pixel di diverso colore, frequenze luminose differenti che colpiscono i vostri occhi. Tutto ciò è vero, ma è altresì vero che allo stesso momento vi trovate a leggere delle frasi. L’appercezione è l’operazione mediante la quale la nostra mente dalle svariate percezioni astrae qualcosa che dà forma e “solidità” a ciò che viene percepito. La vista è un ottimo esempio di tale operazione: i singoli impulsi luminosi che colpiscono la retina sono raccolti in un qualcosa di coerente da parte del nostro lobo occipitale, il quale dall’immagine rovesciata e sfuocata ai margini che viene percepita dalla retina astrae un “fotogramma” raddrizzato e messo a fuoco. C’è differenza tra la percezione della realtà e la nostra visione della stessa, e da lì passa la prima operazione dell’intelletto, ossia astrarre qualcosa di significativo da ciò che viene percepito dai sensi; in termini filosofici viene astratto “ciò che una cosa è”, l’essenza di ciò che la mente si trova di fronte. Per cui è proprio grazie ad un’operazione di astrazione che dal flusso di sensazioni prendo ciò che è relativamente più stabile, l’identità di ciò che ho di fronte; ed è grazie all’appercezione semplice che i vari raggi di luce diventano i pixel dello schermo e questi le lettere e le frasi che leggete. Da questa operazione passa tutta la nostra conoscenza della realtà e delle cose in essa contenuta, poiché non è possibile in questo ambito una conoscenza a priori: se non sono mai venuto a conoscenza di nulla sull’ornitorinco (non ho cioè la minima idea di quale sia l’essenza a cui fa riferimento questo termine) non posso ricavare qualcosa su di esso con un giro mentale o con una mia idea aprioristica: l’unico modo per capire ciò che è un certo ente è arrivare a conoscerne l’essenza, in qualunque modo, anche mediato (per mezzo di un libro, di una descrizione, di una foto, etc.). Finora non è stato formulato nessun atto di giudizio, ma ci situiamo al principio di ogni conoscenza e precedentemente ogni possibile verità o falsità poiché l’appercezione semplice astrae solo l’essenza delle cose: computer, sedia, finestra, cielo etc. Questi sono dei termini semplici, i quali da soli (simpliciter) non comportano nessuna realtà, e quindi nessuna verità e giudizio su essi stessi. L’astrazione che viene operata dal nostro intelletto non opera sulla verità della cosa, ma solo sulla cosa che ci si presenta in quel momento. La verità trova il suo posto nella seconda operazione intellettuale, nel giudizio di esistenza che si opera quando ad una essenza attribuiamo o neghiamo l’essere, cioè giudichiamo che tale cosa esiste realmente ed è realmente quello che noi le attribuiamo essere. Ad esempio, guardando il mio computer formulo il giudizio che mi trovo realmente di fronte ad un portatile e che le caratteristiche che percepisco di esso sono reali (non frutto di allucinazione) e corrispondenti a come si presentano alla mia mente. È una operazione di composizione: da ciò che percepisco con i sensi la mia mente astrae ciò che “le attiva” un termine (computer), e successivamente congiungo quest’ultimo con ciò che percepisco, attribuendo esistenza al termine “computer” facendo riferimento a ciò che si presenta alla mia mente. In tal modo costruisco il giudizio d’esistenza “questo è un computer”, proposizione soggetta a verità o falsità, e perciò qualitativamente diversa dai termini semplici che ricavo con l’astrazione. La terza ed ultima operazione intellettuale è il ragionamento, il quale consiste in una riflessione sui giudizi e sulle proposizioni che si presentano alla nostra attenzione; la sua caratteristica principale è elucidare i passaggi che portano da una verità iniziale ad una sua implicazione più o meno prossima, fare collegamenti tra asserzioni, etc. – lo cito solo per completezza.

Giudicare la realtà nel suo complesso

«Chi sono?», «Che cosa sono?», «Quando sono stato messo al mondo?», «Dove mi trovo?», «Perché esiste la realtà?» ~ Le cinque domande esistenziali che ogni persona consapevole non può fare a meno di porsi…

Tommaso aveva un forte legame con i suoi fratelli e compagni, che testimoniavano la Resurrezione di Gesù, eppure non crede… vuole vedere di persona! Ma anche dopo aver toccato Cristo avrebbe potuto continuare a mettere in dubbio la sua stessa esperienza. Dunque, per quanto più “giustificata”, la sua è resta pur sempre fede…

Sottolineo altri due aspetti dell’operazione del giudizio fondamentali nella nostra vita, e riguardanti ognuno a modo proprio un giudizio di valore. Come detto, l’appercezione astrae le essenze da ciò che percepiamo, ed è esperienza di tutti i giorni avere a che fare con molte cose allo stesso momento: basta entrare in una stanza e si nota immediatamente la pluralità delle cose. L’insieme delle cose comporta delle asserzioni che le singole essenze non permettono di fare; tornando all’esempio della stanza, il giudizio di essere entrati in un posto pulito, ordinato etc. non deriva dalle singole cose presenti, ma dall’insieme di esse – insieme che non è una cosa, e quindi non viene percepito nella sua essenza, ma viene giudicato componendo le varie astrazioni che la nostra mente elabora. In tal modo la nostra mente non si sofferma più sul singolo oggetto, ma ha una visione generale alla quale associa un modo di essere che non viene percepito in sé stesso, ma giudicato da tanti aspetti. E qui si innesta il secondo aspetto: comporre un giudizio di valore, dire di qualcosa “è bene/male”, realtà queste che non vediamo né astraiamo dalle cose. Provate voi a guardarvi intorno e dire “vedo il bene/il male: eccolo lì sul tavolo” – questa frase comporta che un oggetto della realtà materiale è il bene o il male in sé, cosa evidentemente assurda. Eppure bene e male sono esperienze di tutti i giorni: un’azione violenta, una carezza ad un animale domestico, la rottura con una persona, un bacio… moltissime realtà ci colpiscono per la loro bontà o malvagità, eppure si tratta di uno schiaffo, un contatto di pelli, eludersi a vicenda, un contatto tra labbra… dove sono il bene e il male? Nel giudizio che la nostra mente fa su queste realtà, dando all’essenza che percepisce una certa nota di bontà, un essere buono: questo atto è buono/malvagio. Ciò si può applicare anche ad insiemi di azioni o di esperienze di vita, e si può giudicare buona, sensata, sopportabile o inutile, assurda e insopportabile tutta una vita o addirittura la realtà stessa dell’universo.

Tutto è fede!

Molti interpretano il messaggio subliminale di Michelangelo nella creazione di Adamo come un elogio all’umanesimo. Infatti il mantello di Dio Padre ha la forma di un cervello umano, simbolo dell’intelletto. In realtà è possibile anche un’altra interpretazione: forse l’artista voleva ribadire che Dio è Logos, cioè «facoltà di pensare, ragione», è che dal momento in poi in cui Adamo compie il peccato originale, ponendo se stesso al centro, sceglie un atto di fede contro la ragione, non fidandosi del Sommo Bene che voleva renderlo signore di tutto il creato

Finora ho esposto qualcosa su giudizi semplici, che facciamo continuamente. Come si collega tutto ciò all’atto di fede e alla Fede teologale? La fede è nel giudizio, perché qui si consente o si rifiutano certe verità e nozioni; non basta la coerenza dei loro contenuti per rendere ipso facto vere e reali delle asserzioni o dare la patente di esistenza a certe essenze: il dodo ha un’essenza del tutto coerente, eppure ciò non lo porta ad esistere ancora oggi. A livello di fede, non basta conoscere a memoria la dottrina cristiana per essere cristiano, ma occorre l’assentire ad essa con un atto di fede: dire “questo è vero” dei contenuti di fede. Vale anche per l’ateismo, il quale è a tutti gli effetti un atto di giudizio e una fede in alcuni contenuti noetici. Ma vale anche per le varie ideologie politiche/sociali/economiche etc.: si ricade sempre nella definizione di
Ebrei 11, 1

Ebrei 11:1

Esempi di fede nell'Antico Testamento
(Gv 8:56; 1P 1:8) Sl 33:6, 9
Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono.

:
La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono.
Anzitutto perché è assentendo al giudizio di verità su certe proposizioni che si ordina il proprio agire e il resto delle altre verità o falsità che si assumono come tali nel corso della vita (fondamento delle cose che si sperano); in secondo luogo perché sono proprio tali giudizi che mettono in mostra cosa per noi è vero/falso buono/cattivo, realtà che non percepiamo in sé stesse (prova di quelle che non si vedono). E qui ci colleghiamo alla realtà del peccato originale. Il racconto della caduta dell’uomo corrisponde ad un evento reale nella storia umana? È dalla risposta che diamo a questa domanda che può nascere la Fede, quella teologale, la quale è il nostro rapporto di fiducia nel Padre celeste, basato sulla verità di ciò che ha rivelato. Potremmo conoscere il Cristianesimo per intero senza essere cristiani – basta dire “non è vero” ai suoi contenuti di fede. Potremmo acconsentire a tutte le verità rivelate senza però essere santi – è sufficiente non coltivare il rapporto personale con Dio fonte delle Verità. Perché la Fede cristiana non è solo una verità, ma una realtà concreta, basata sull’Incarnazione
Gv 1, 14

Giovanni 1:14

E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre.

avvenuta per riparare un altrettanto carnale evento della storia umana. L’ultimo passo della fede è dare carne alla verità.

Conclusione

Gesù: “[…] Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce.” (Giovanni 18, 37)
Pertanto, alle luce di quanto spiegato, ogni affermazione o scelta umana si traduce sempre in un atto di fede. Prendiamo ad esempio l’idea ampiamente condivisa che prevaricare il prossimo sia un crimine. La maggior parte delle persone non discute tale convinzione. Anzi, la difende come verità anche se non ha una visione della realtà cristiana o anche se apparentemente del tutto “
amorale o relativistaNon considera la morale una realtà oggettiva.
“. Tuttavia il mondo in cui viviamo, a partire dal suo ecosistema, ci suggerisce il contrario: la prevaricazione fa parte della natura, umana e non. Questo è un atto di fede, che piaccia o no, ci riconduce al discorso della caduta: non è così che doveva essere! O, non è giusto che l’uomo aderisca a tale linea di comportamento. Se ne deduce che tutti, atei inclusi, in modo più o meno diverso, credano almeno inconsciamente che il mondo sia soggetto a un male che coinvolga tutti, natura inclusa. Formulare un giudizio sulla caduta, cioè un atto di fede su quella che semplicisticamente chiamiamo caduta, è un in realtà largamente condivisa da tutti, anche se in modo gradatamente diverso. Tutti, in misura diversa, sono uomini di fede, perché credono nel bene e nel male. Paradossalmente anche un relativista, che crede la realtà sia soggettiva, difende a spada tratta molte posizioni che possono sussistere solo per mezzo di atti di fede. Ricordiamo, infine, che nemmeno che si ritiene ancorato a un pensiero di tipo “scientifico” è esente da ciò, in quanto la scienza è solo un protocollo per lo studio della natura che l’uomo può osservare per mezzo dei suoi sensi. Dunque nemmeno un convinto utilitarista, cioè una persona che agisce in base a ciò che gli conviene, è veramente scevro da atti di fede, perché intimamente condizionato da giudizi che sono sempre giudizi sui contenuti di una realtà che può solo percepire parzialmente.

Anche Maria ricorrere alla ragione per scegliere e dare il suo « sì » a Dio per l’Incarnazione del Messia

Per concludere il discorso, ribadendo quanto già detto con parole più semplici, ogni nostra scelta non soltanto è dettata da un atto di fede ma è profondamente legata a una serie di premesse, più o meno consapevoli, che condizionano il nostro agire e che scaturiscono da una serie di, se così li possiamo chiamare, “
giudizi cosmologiciL'intima visione che sposiamo riguardo la ragione d'esistere dell'universo e del genere umano, oltre che delle sue dinamiche.
.” Ergo, siamo tutti condizionati da una personalissima idea “
protologicaLidea riguardo l'origine di ogni cosa da un punto di vista sia scientifico che metafisico.
” dell’uomo e del mondo, cioè di tutto il creato, anche qualora si neghi Dio per partito preso o ci si consideri profondamente laicisti e/o agnostici. Ma la caducità/decadenza del mondo o dell’umanità, al di là della fede cattolica, è nei fatti una convinzione universale, in quanto tutti desiderano un mondo migliore e combattono per averlo, anche solo su di un piano egoistico. Il fideismo, cioè accettare un punto di vista in modo arbitrario senza che si sia effettuato un giudizio dettato da una piena consapevolezza, è un problema assolutamente non esclusivo della cosiddetta “religione”. Tutti noi, nel bene o nel male, cadiamo in qualche modo in atti fideistici e non sempre scegliamo in modo davvero consapevole cosa è bene e cosa è male. Il secolo scorso, quello degli ismi ideologici, che portarono genocidi senza precedenti e totalitarismi, fu senz’altro il secolo del fideismo.
18 Gennaio 2019

Informazioni sull'autore

Riccardo Zenobi

Riccardo Zenobi Laureato in filosofia, mi interesso di argomenti connessi al rapporto tra fede, filosofia e scienza in un’ottica di unità interdisciplinare dello scibile umano. Terziario domenicano, parte del mio impegno intellettuale consiste nell’esposizione e delucidazione dei contenuti di fede in modo da porla a confronto con le problematiche contemporanee; da qui il mio interesse nella protologia e nella visione cristiana dell’uomo.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *